Il 4 ottobre è nuovamente festa nazionale
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Il 4 ottobre torna a essere festa nazionale in onore di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia. La novità è stata introdotta dalla legge 8 ottobre 2025, n. 151, entrata in vigore il 1° gennaio 2026.
La data è stata inserita nell’elenco dei giorni festivi riconosciuti dalla legge italiana. Non si tratta quindi soltanto di una ricorrenza commemorativa: il 4 ottobre assume gli effetti propri di un giorno festivo, con l’osservanza dell’orario festivo nei luoghi di lavoro, secondo le regole previste per i diversi settori.
Nel 2026 il 4 ottobre cade di domenica. Il ritorno della festa ha dunque da subito un forte significato simbolico, mentre i suoi effetti sul calendario lavorativo saranno più evidenti dal 2027, quando la ricorrenza cadrà di lunedì.
Perché si parla di un ritorno?
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Il 4 ottobre era già stato riconosciuto nel 1958 come solennità civile in onore di San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena, Patroni d’Italia.
Nel 1977, durante una riorganizzazione delle festività nazionali, la ricorrenza perse gli effetti sull’orario di lavoro degli uffici pubblici e sul calendario scolastico. Il 4 ottobre continuò a essere celebrato dal punto di vista religioso e civile, ma non era più un vero giorno festivo.
La nuova legge cambia nuovamente il suo status: dal 2026 il 4 ottobre, festa di San Francesco, entra direttamente nel calendario dei giorni festivi nazionali.
Perché San Francesco si celebra il 4 ottobre?
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San Francesco morì alla Porziuncola la sera del 3 ottobre 1226, circondato dai suoi frati. Ogni anno, al calare del sole, Assisi ricorda questo momento con la celebrazione del Transito, il passaggio del Santo dalla vita terrena a quella eterna.
La festa liturgica venne fissata al giorno successivo, il 4 ottobre. Secondo il computo liturgico medievale, inoltre, il nuovo giorno cominciava già al tramonto: la sera del 3 ottobre apparteneva quindi simbolicamente al 4 ottobre.
Non c’è dunque una contraddizione tra le due date. Il 3 ottobre ricorda il Transito, mentre il 4 ottobre San Francesco viene celebrato dalla Chiesa e, ora, anche dall’Italia come festa nazionale.
Il 2026 e gli ottocento anni dalla morte di San Francesco
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Il ritorno della festa nazionale avviene in un anno particolarmente significativo. Nel 2026 ricorrono infatti gli ottocento anni dalla morte di San Francesco, avvenuta nel 1226.
La scelta del Parlamento si inserisce nel percorso delle celebrazioni francescane e invita a rileggere una figura capace di parlare anche al presente. La legge indica espressamente i valori che la giornata vuole promuovere:
- la pace;
- la fratellanza tra i popoli;
- la solidarietà;
- l’inclusione sociale;
- la tutela dell’ambiente.
Scuole, amministrazioni pubbliche ed enti del Terzo settore possono organizzare eventi, manifestazioni e attività educative dedicate alla vita e agli insegnamenti di Francesco.
Il senso della nuova festa nazionale non si esaurisce quindi nella commemorazione religiosa. Il 4 ottobre diventa un’occasione per riflettere su temi che appartengono all’intera comunità.
Perché San Francesco è Patrono d’Italia?
San Francesco e Santa Caterina da Siena vennero proclamati Patroni Primari d’Italia da papa Pio XII il 18 giugno 1939.
La scelta di Francesco riconosceva un legame già profondamente radicato nella storia e nella cultura del Paese. Nato ad Assisi tra il 1181 e il 1182, Francesco lasciò la vita agiata della propria famiglia per scegliere la povertà, la fraternità e la vicinanza agli ultimi.
Il suo messaggio attraversò rapidamente l’Italia e l’Europa. La sua attenzione verso ogni creatura, espressa in modo straordinario nel Cantico delle Creature, lo ha reso anche un punto di riferimento per la riflessione contemporanea sul rapporto tra l’essere umano e l’ambiente.
Chiamarlo Patrono d’Italia significa riconoscere in lui non soltanto un santo, ma una delle figure che hanno maggiormente contribuito a definire la cultura e la sensibilità italiane.
I luoghi di San Francesco ad Assisi
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Per comprendere pienamente il significato del 4 ottobre e di San Francesco, bisogna entrare nei luoghi in cui visse. Ad Assisi il suo ricordo non è racchiuso in un solo monumento: attraversa la città, le chiese, i sentieri e il paesaggio del Monte Subasio.
Il centro storico di Assisi, la Basilica di San Francesco e gli altri siti francescani sono stati inseriti nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel 2000. Secondo l’UNESCO, il messaggio spirituale e artistico dell’Ordine francescano ha esercitato un’influenza significativa sull’arte e sull’architettura in tutto il mondo.
La Porziuncola
La Porziuncola è una piccola chiesa custodita all’interno della grande Basilica di Santa Maria degli Angeli. Le sue dimensioni semplici contrastano con la monumentalità dell’edificio costruito intorno ad essa.
Francesco restaurò personalmente questa cappella, allora abbandonata, e ne fece uno dei centri principali della nuova fraternità. Qui comprese più chiaramente la propria vocazione, accolse i primi compagni e inviò i frati nel mondo.
La Porziuncola rappresenta il cuore delle origini francescane: un edificio piccolo ed essenziale dal quale partì un movimento destinato a raggiungere ogni parte d’Europa.
La Cappella del Transito
Accanto alla Porziuncola si trova la Cappella del Transito, ricavata nell’antica infermeria del convento. È il luogo preciso nel quale Francesco trascorse gli ultimi giorni e morì la sera del 3 ottobre 1226.
Secondo le fonti francescane, il Santo chiese di essere deposto sulla nuda terra, in coerenza con la povertà e la semplicità che avevano guidato la sua vita.
È uno spazio raccolto, molto diverso dai grandi monumenti di Assisi. La sua importanza non dipende dalle dimensioni o dalla ricchezza artistica, ma dalla memoria che custodisce.
La Basilica di San Francesco
La Basilica di San Francesco venne costruita dopo la morte del Santo e custodisce la sua tomba. È formata da due chiese sovrapposte: la Basilica Inferiore, più raccolta e solenne, e la Basilica Superiore, slanciata e luminosa.
Sulle pareti lavorarono alcuni dei maggiori artisti del Medioevo italiano, tra cui Cimabue, Giotto, Pietro Lorenzetti e Simone Martini. Le immagini trasformarono la vita di Francesco in un grande racconto visivo, comprensibile anche a chi non sapeva leggere.
Arte e spiritualità si incontrano così nello stesso luogo. La Basilica è contemporaneamente una meta di pellegrinaggio e uno dei punti di riferimento fondamentali della storia dell’arte europea.
La Basilica di Santa Chiara
All’estremità opposta del centro storico si trova la Basilica di Santa Chiara, dedicata alla giovane assisana che condivise la scelta spirituale di Francesco e diede origine all’ordine delle Clarisse.
La chiesa custodisce le reliquie di Santa Chiara e il crocifisso ligneo proveniente da San Damiano. Secondo la tradizione, proprio da quel crocifisso Francesco udì l’invito a riparare la Chiesa.
Visitare Santa Chiara permette di comprendere come l’esperienza francescana non sia stata la storia di un uomo isolato, ma di una fraternità costruita intorno a relazioni profonde.
San Damiano
Poco fuori dalle mura di Assisi sorge il Santuario di San Damiano. Francesco contribuì a restaurare la piccola chiesa dopo aver ascoltato, secondo la tradizione, la voce del crocifisso.
In seguito San Damiano divenne la dimora di Chiara e delle sue prime compagne. Il luogo è inoltre legato alla composizione del Cantico delle Creature, uno dei testi più antichi e importanti della letteratura italiana.
Le pietre, il chiostro e il paesaggio circostante conservano ancora un carattere semplice, coerente con l’ideale francescano.
L’Eremo delle Carceri
Salendo sulle pendici del Monte Subasio si raggiunge l’Eremo delle Carceri, immerso tra boschi e grotte naturali.
Il nome non ha nulla a che vedere con una prigione. Deriva dal termine latino carcer, usato per indicare un luogo appartato. Francesco e i suoi compagni si ritiravano qui per pregare, meditare e vivere per alcuni periodi lontano dalla città.
Il silenzio del bosco aiuta a comprendere un altro aspetto della spiritualità francescana: il bisogno di alternare la vita fraterna e l’incontro con le persone a momenti di solitudine e contemplazione.
Gubbio e la storia del lupo
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Tra i luoghi legati alla memoria di San Francesco c’è anche Gubbio. Secondo il racconto dei Fioretti, la città era terrorizzata da un lupo che assaliva gli abitanti e gli animali.
Francesco andò incontro alla bestia senza armi e riuscì a placarla. Il lupo avrebbe smesso di aggredire gli abitanti in cambio della promessa di ricevere ogni giorno il cibo necessario.
Al di là del valore storico del racconto, l’episodio esprime un tema centrale del messaggio francescano: il conflitto non viene risolto attraverso la distruzione del nemico, ma cercando di comprenderne la paura e il bisogno.
La storia del lupo di Gubbio continua per questo a essere una delle immagini più conosciute della capacità di Francesco di costruire una relazione pacifica con gli uomini e con la natura.
Pace, fraternità e tutela del creato
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La nuova festa nazionale richiama valori che San Francesco espresse attraverso la propria vita prima ancora che con le parole.
Il suo saluto di pace, l’attenzione verso gli esclusi, la scelta di chiamare fratello e sorella ogni creatura e il rifiuto della ricchezza come strumento di potere conservano una sorprendente attualità.
Il 4 ottobre può diventare una giornata in cui interrogarsi sul significato concreto di queste parole. Pace non soltanto come assenza di guerra, ma come capacità di ricomporre le relazioni. Fraternità non come sentimento astratto, ma come responsabilità verso gli altri. Tutela dell’ambiente non come dominio sulla natura, ma come riconoscimento di un legame.
È questa eredità, religiosa e insieme universale, che la festa nazionale intende riportare al centro dell’attenzione.
Un viaggio nei luoghi di San Francesco
Il tour Umbria Medievale di Caldana Europe Travel dedica un’intera giornata ad Assisi e ai suoi principali luoghi francescani.
L’itinerario comprende la Basilica di Santa Maria degli Angeli con la Porziuncola, la Basilica di San Francesco e la Basilica di Santa Chiara. Nel pomeriggio è inoltre possibile partecipare a un’escursione facoltativa a San Damiano e all’Eremo delle Carceri.
Il viaggio prosegue anche a Gubbio, la città legata alla celebre storia del lupo, oltre a Perugia, Spello, Spoleto e, secondo il periodo, alla Cascata delle Marmore o a Todi.
Visitare i luoghi di San Francesco significa dare un paesaggio e una dimensione concreta alle parole ricordate il 4 ottobre. La pace, la semplicità e la fraternità smettono di essere concetti astratti e tornano nei luoghi in cui furono vissute più di otto secoli fa.
Domande frequenti sul 4 ottobre e San Francesco
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Il 4 ottobre è una festa nazionale?
Sì. La legge 8 ottobre 2025, n. 151 ha istituito la festa nazionale di San Francesco d’Assisi, celebrata ogni anno il 4 ottobre. La legge è entrata in vigore il 1° gennaio 2026.
Il 4 ottobre è un giorno festivo anche per scuole e lavoratori?
Il 4 ottobre è stato inserito nell’elenco dei giorni festivi riconosciuti dalla legge italiana. Si applicano quindi gli orari e le regole previste per le festività, tenendo conto dei contratti di lavoro e dei servizi che devono garantire la continuità.
Quando cade il 4 ottobre 2026?
Il 4 ottobre 2026 cade di domenica. Nel 2027 cadrà invece di lunedì.
San Francesco morì il 3 o il 4 ottobre?
San Francesco morì la sera del 3 ottobre 1226 alla Porziuncola. La sua festa liturgica viene celebrata il giorno successivo, il 4 ottobre.
Perché San Francesco è Patrono d’Italia?
San Francesco venne proclamato Patrono Primario d’Italia insieme a Santa Caterina da Siena da papa Pio XII nel 1939.
Quali sono i principali luoghi di San Francesco ad Assisi?
I principali luoghi francescani sono la Porziuncola, la Cappella del Transito, la Basilica di San Francesco, la Basilica di Santa Chiara, San Damiano e l’Eremo delle Carceri.
Il tour Umbria Medievale visita i luoghi di San Francesco?
Sì. Il tour visita la Basilica di Santa Maria degli Angeli con la Porziuncola, la Basilica di San Francesco e la Basilica di Santa Chiara. San Damiano e l’Eremo delle Carceri sono proposti come escursione facoltativa.



